L’ altro imbuto di Cecchina

 

Giusto l’indomani, c’era compito di analisi logica. Cecchina andò al suo banco solitario del tutto tranquilla e fiduciosa. Il professore, dopo aver dettato le dieci frasi del compito, si era seduto dietro la cattedra. Presto le più brave consegnarono il compito e subito incominciò la difficile trasmissione con l’alfabeto dei sordomuti. La prima frase era: la volpe e la faina sono bestie dannose all’uomo. Lalla e le altre ragazzine, che avevano consegnato il compito, incominciarono con grandi gesti a comunicare con Cecchina.lalla

La volpe = soggetto … La parola soggetto, ripetuta una dozzina di volte da Lalla Lolli, da Quirina Cargnano, da Patrizia Marchesini e da tutte le altre, parve però misteriosa e del tutto nuova per Cecchina Secugnaghi, la quale oscillò a lungo fra soffietto, sospetto e sorcetto, finché decise per quest’ultima e la scrisse, tutta contenta, accanto a volpe. Nella seconda riga, seguendo a suo modo i suggerimenti delle compagne scrisse ben in grande: la faina = altro sorcetto. Ora le sapienti suggerivano un’altra strana definizione: predicato nominale, ma Cecchina ragionò: trattandosi di bestie, forse le compagne volevano dire: predicato animale e così infatti scrisse. Avanti la riga successiva. Dannose: attributo … Che cosa vuol dire questa strana parola? Non ha senso. Cecchina corresse così: altro imbuto, pur non comprendendo cosa c’entrassero gli imbuti con le volpi. Restava l’ultima riga. Termine, suggerirono le compagne; non era possibile sbagliare.Tutte avevano suggerito questa parola. Cecchina con un lampo di genio capì che termine voleva dire fine, cioè fine del compito: evviva, evviva e lo scrisse infatti allegramente fra parentesi di sua iniziativa e corse festante a porre il foglio sulla cattedra, fra lo sbigottimento delle amiche, non curandosi delle altre nove frasi tralasciate. Noi qui riproduciamo integralmente il testo del capolavoro di Cecchina Secugnaghi:

La volpe = sorcetto

e la faina = altro sorcetto;

sono bestie = predicato animale;

dannose = altro imbuto;

all’uomo = termine (cioè fine del compito).

Il professore si portò i compiti a casa per correggerli con la matita rossa e blu, giacché, trattandosi della verifica quadrimestrale, quei compiti avrebbero deciso il voto della prossima pagella. Cecchina uscì dalla scuola tutta trionfante perché, se non fosse stato per quel vago dubbio per la faccenda dell’imbuto, era proprio convinta di aver fatto un piccolo capolavoro. Le compagne decisero di lasciarle l’illusione, ma ritennero prudente rinunciare al sistema dell’alfabeto dei sordomuti e consigliarono l’amica di accendere qualche cero alla statua di San’Antonio, perché solo lui poteva fare il miracolo di far sbocciare l’intelligenza di Cecchina Secugnaghi.

Da Andrea Cavalli Dell’Ara, Lalla Lolli studentessa, Baldini e Castoldi

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