VII. Verso la verifica

Sul quaderno

Riscrivi il testo, eliminando tutti gli errori. Presta attenzione anche agli accenti e agli apostrofi.

Gesù redentore e il fabbro

Leggenda cilena

Cera una volta un fabbro che amava molto il suo lavoro. Abitava presso un rusciello canterino, al margine di un crocevia di strade. Un giorno Gesù redentore passò davanti alla sua fucina e vide la forgia con la fiamma scintillante, le lime, le mazze e le tenaglie messe in ordine: gli piaccue ascoltare quel martellare ritmico sull’inqudine, gli piaccue vedere la mano sapiente dare forma alle punte dei vomeri, alle curve dei ferri da cavallo, alle spirali è alle losanghe destinate ha ornare le inferiate.

Gesù redentore incaricò quindi il fabbro di rimettere i ferri hai dodici asinelli che portava con se. Risultò un bel lavoro, senza dubio.

Cuanto devo pagarti?” – chiese Gesù al fabbro.

E quello, vedendolo povero per le poche cose che portava e pieno di polvere è stanchezza per il lungo viaggio compiuto: “Gniente. Ma ci mancherebe altro! Ti auguro di proseguire bene il tuo viaggio”.

Ma Gesù in realtà poteva tutto, e continuò: “Domandami cualunque cosa di qui tu abbia bisognio e sarai esaudito!”

Il fabbro rispose: “Non o bisognio di granchè. Cuello che desidero, cè lo già, o posso anche andare ha comprarmelo”. Gesù gli regalò allora una sedia: una sedia davvero strana, sulla quale chi si sedeva era obligato ha restare seduto, sé non gli fosse stato detto: Alzati e cammina! E gli regalò pure un sacco con un foro, da cui chi entrava non poteva più uscire, a meno che non gli avessero ordinato di farlo. Il fabbro si mostrò molto riconosciente, e Gesù redentore se nè andò.

Trascorsero hanni e hanni. Un giorno un viandante, mai visto prima, entro dal fabbro e gli disse: “Il tempo della tua vita e scaduto. Sono venuto a prenderti, ora verrai con me”.

Il fabbro capì che non era un’altro Gesù, ma il diavolo travestito da uomo: “Lascia che mi prepari, compare, gli rispose. Intanto, siediti quì!” E lo fece sedere sulla sedia portentosa, cuella regalatagli da Gesù. Prese poi un grosso bastone, e giù botte e altre botte; il viandante si riempì di lividi, e cuasi morì. Poi il fabbro gli ordinò: “Alzati e cammina, và più lontano che puoi”. E il diavolo fuggì via ha gambe levate.

Passarono molti hanni ancora. Il diavolo tornò per portare via il fabbro. Venne è disse all’uomo: “Guardami bene! Io sono il diavolo e posso attraversare la cruna di un’ago!” Astuto, il fabbro gli rispose: “lo sono più diavolo di te. Vuoi scommettere che non riesci ha uscire dall’inboccatura di un sacco?”

E dicendo cuesto, aprì il sacco, e il diavolo vi entrò. Uscire no, non poteva. Il fabbro allora riprese il bastone, e giù botte! Quante ossa gli ruppe! Poi prese un chiodo, e quanti punzecchioni gli diede! Cuesta volta lo ridusse peggio di cuella precedente è, a dire poco, lo lasciò più morto che vivo.

E così lo tenne, finchè non l’ho fece uscire. lo ero la, o visto tutto è o riso ha crepapelle inzieme con il fabbro.


Riscrivi le frasi sul quaderno eliminando tutti gli errori. Alcune frasi sono corrette e non devi riscriverle.

Lò visto ieri.   /  Dammene un pò.  /  Fà  un caldo terribile  /  Non sé capito nulla  /  Me ne andrò  / Questo non centra niente  /  Ce n’è ancora?  / Cé n’è siamo andati  / L’ahi visto?  /  Non ce l’ha fatta  /  Siamo d’accordo?  / Qual’era il migliore?  /  Quando fa troppo caldo bagnamoci la testa  /  Erano lì  / Venite quà subito  /   Dì a Piero di stare zitto  /  Sta’ fermo  /  Andate sù, per favore  /  Fù meglio così.  / Non ho mangiato ne bevuto   / 

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